VA'. E INEBRIA IL VENTO.


C’è un dono a cui tengo particolarmente. Qualcosa che mi fu consegnato, qualche compleanno fa, in segno di esclusività, da un compagno di studi. Il dono altro non è che un prezioso libro. Che raccoglie /altrettanto preziose/ storie sufi. Tra queste, quella che mi è più cara, parla di questo re, che stava morendo. Un re, che aveva tre figli, tutti egualmente saggi ed egualmente intelligenti e nel vigore della giovinezza e nel pieno della salute. Un re, che era preoccupato, perché doveva scegliere chi, tra questi, sarebbe diventato il suo successore. Il re li amava tutti e tre. E li stimava tutti e tre. E mai /davvero mai/, nel corso degli anni, aveva manifestato preferenza, in qualsiasi modo, per l'uno o per l’altro. Era davvero impossibile decidere per lui! Così, consigliato da un saggio di corte, il sovrano scelse di fare una specie di prova.Egli convocò i tre figli, assegnando a ciascuno un palazzo e del denaro, una somma davvero piccola, e dicendo: “Con questi soldi dovete riempire completamente il vostro palazzo. E non dovete lasciare alcun vuoto!”. La prova era difficile, sul serio. Perché ciascuno dei palazzi era davvero enorme e i soldi troppo pochi...Il primo figlio pensò e rimuginò, per giorni e per notti. E, poiché era impossibile riempire quel palazzo con quei pochi soldi, che non erano abbastanza né per i mobili né per le tende né per altro, egli pensò che avrebbe potuto riempire il palazzo solo di immondizia. E così fece, secondo una sua logica perfetta. Il secondo figlio ci pensò su tantissimo, ancora di più del fratello, disperandosi senza trovare una soluzione. Pensò che non era assolutamente disposto a riempire il suo palazzo di immondizia, ma pensò /altresì/ che non c’era altro che egli potesse acquistare con quella irrilevante somma di denaro. E /quindi/ decise di lasciare il palazzo assolutamente vuoto. Il terzo figlio, risoluto, andò a comprare delle piccole ed economiche lanterne di terra cotta, dell’incenso e dei fiori al mercato. Bruciò l’incenso e tutto il palazzo si riempì di meraviglioso profumo! Accese le piccole lanterne, e subito il palazzo si riempì di luce! E quando il re arrivò, egli donò al padre una piccola ghirlanda di fiori, che l'accolse, commosso e grato. Il re si isolò, quindi, alcuni giorni, per deliberare. E così avvenne che rifiutò il primo palazzo, perché la condizione di riempirlo era stata certamente soddisfatta, ma la casa era stata riempita di /svilente e inutile/ immondizia! E avvenne che il re rifiutò anche la soluzione dell’altro figlio, che si rivelò un fallimento, perché il palazzo era stato lasciato /desolatamente!/ vuoto ed era stato invaso dall’oscurità, poiché il ragazzo non era riuscito a decidere cosa fare. Avvenne, quindi, che il re scelse il suo terzo figlio come successore, perché con quella irrisoria somma di denaro era, invece, riuscito a riempire /saggiamente/ tutto il palazzo di luce e di profumo. E quella luce, nonostante provenisse da economiche lanterne di mercato, era così potente e schietta, che /coraggiosa/ arrivava sino alla strada, mentre il /risoluto/ profumo dell’incenso si diffondeva insieme al vento, inebriandolo con la sua bellezza e con la sua caparbia unicità.

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